Che
a Castelsardo il passato continui a vivere nel presente è cosa nota. Che non
sfugge nemmeno al visitatore più distratto. Il centro storico della sua
rocca, con una struttura urbana marcatamente medievale, si dipana in un dedalo
di carrugi che, inevitabilmente, portano a una scalinata o a uno slargo che,
quasi a un tratto, si apre al mare. Che compare d’improvviso, azzurro e
spumeggiante, a incantare lo sguardo del visitatore. Abituale od occasionale,
poco importa. Le vedute sono più spesso di quelle mozzafiato, che fanno
venire meno il respiro. E alla vista delle quali non ci si abitua. Mai.
Le
mura solide e ben piantate del vecchio maniero avvolgono quello che doveva
essere, in origine, un promontorio roccioso proteso sul mare verso
l’Asinara, che disegna il settore occidentale dell’orizzonte. Qui antichi
signori genovesi ebbero l’intuizione di edificare una fortificazione. Che fu
meta di assalti cruenti e che, nel corso dei secoli, passò più volte di
mano: genovesi, aragonesi, piemontesi, sardi...
Lungo
quelle stradine, strette da case sempre alte, con più di un piano, si è
compiuta negli anni la vicenda storica castellanese. Ma quelle stradine
strette e anguste, sicuramente aiutate dalla possanza delle mura cittadine,
hanno saputo e potuto conservare nel tempo, tramandandola fino a noi,
l’essenza degli accadimenti che vi si sono svolti. Pochi altri centri, in
Anglona, possono vantare una storia tanto ricca di personaggi illustri al pari
di quelli che si sono mossi all’interno della cinta muraria castellanese.
Fra
quei carrugi, si celebra ogni anno il rito del Lunissanti (Lunedì
Santo). Una manifestazione religiosa che, travalicando i confini esigui della
cinta daziaria locale, è ormai nota anche a chi castellanese non è. Oltre il
Tirreno e ben al di là della vecchia Europa. L’appuntamento annuale vede
convergere sulla rocca di Castelsardo una moltitudine di turisti sardi e
d’oltremare. In aggiunta alla gente del luogo, ovviamente. La quale, manco a
dirlo, ha molti motivi in più, rispetto al forestiero, per non mancare alle
processioni del Lunissanti.
Chi
mantiene accesa la fiaccola della memoria e ne vivifica il ricordo
interpretando puntualmente i sentimenti di attaccamento profondo alla
consuetudine e alla tradizione, è la Confraternita di Santa Croce. Che, nel
rispetto dello statuto, datato 1989 nella sua ultima edizione, affonda le
radici addirittura nel 1546. Quando il vescovo Ludovico Cottes reggeva la
diocesi di Ampurias, oggi aggregata a quella gallurese. Di tutto ciò i
confratelli, e segnatamente il loro priore, vanno legittimamente orgogliosi. E
non mancano di rivendicare, pure nei confronti dell’autorità ecclesiastica,
l’autonomia conquistata nel tempo e documentata ad abundantiam dagli
atti esistenti presso il prestigioso archivio della confraternita medesima.
Ebbene,
il Lions Club Castelsardo, nell’ambito di una tradizione che lo vede
particolarmente attento a tutto ciò che ha interessato e continua a
interessare il territorio di competenza (Anglona, Romangia e Bassa Valle del
Coghinas) ha inteso contribuire, patrocinando questa pubblicazione, a
divulgare le ragioni profonde che sottendono i riti del Lunissanti, le
modalità con le quali quella manifestazione continua a svolgersi ancora oggi,
nonchè le vicende che hanno connotato la vita non sempre facile della
Confraternita di Santa Croce.
Il
prof. Mario Atzori, docente dell’Università degli Studi di Sassari, ci ha
fatto dono di un suo bel saggio dal titolo suggestivo: Lunissanti – Sacra
rappresentazione e tempo di primavera a Castelsardo. Il prof. Piero
Fattaccio, il dott. Massimo Pinna e il Lions Pietro Frassetto, castellanesi e
cultori della storia locale, ci hanno fornito un loro studio su La
Confraternita di Santa Croce: un passato presente. Per quanto mi riguarda,
sotto la guida vigile dello stesso prof. Atzori ho curato la parte che va
sotto il titolo Documenti importanti sulla confraternita di Castelsardo.
Infine, le belle foto a colori di Salvatore Pirisinu hanno impreziosito le 92
pagine del volume, edito da Gallizzi in veste grafica elegante e stampato su
carta patinata. Il dott. Pier Franco Sircana, presidente del club durante
l’annata lionistica 1989.90, ha firmato la presentazione del volume e si è
adoperato perché questo potesse vedere la luce in tempi ragionevolmente
brevi. Il che è avvenuto puntualmente.
La
presentazione dell’opera ha avuto luogo nella primavera del 1990, presso la
prestigiosa Sala XI del Castello dei Doria, presenti gli autori, il sindaco di
Castelsardo e le massime autorità lionistiche della nostra circoscrizione.
Fra questi, né poteva essere altrimenti, il coro della Confraternita. Il
quale, a coronamento di una serata ricca di suggestioni, ha interpretato
alcuni dei brani del proprio repertorio tradizionale. Rigorosamente in latino
e in sardo castellanese.
Chiaramonti,
31 Luglio 2005
Carlo Patatu