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Regione
storica
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Bassa
Valle del Coghinas
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Superficie
del territorio
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24,43
Km2
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Popolazione
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3.043
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Altitudine
media sul livello del mare
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0-378
metri
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Comuni
confinanti |
Castelsardo,
Badesi, Santa Maria Coghinas, Sedini |
Presentazione
- Valledoria è pigramente adagiata sulla valle che si sviluppa nella parte
terminale del corso del fiume Coghinas, che accompagna fino alla
caratteristica foce, e che costituisce, almeno storicamente, l’ultimo
confine dell’area sassarese rispetto
alla contigua regione della Gallura.
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Il fiume Coghinas |
Il
fiume Coghinas, si è formato con la confluenza del rio
Mannu di Ozieri e del rio Mannu di Berchidda; ha un corso di 123 km. e,
lungo il suo sviluppo, sono stati realizzati due invasi con la principale
finalità di produrre energia elettrica; il primo, ricavato fra i territori di
Oschiri e Tula, è un grande lago artificiale che ultimamente viene
valorizzato anche per attività turistico-sportive, il secondo è un invaso di
minori dimensioni che ha, tuttavia, assunto grande importanza perché, oltre
alla produzione di energia elettrica, costituisce, con le sue riserve idriche,
la fonte della fertilità dei campi della valle e la certezza di disponibilità
di acqua per uso civile per buona parte del nord Sardegna.
Il
nome Valledoria (La Valle Dei Doria) costituisce la sintesi convenzionale
costruita dai promotori della costituzione del nuovo comune autonomo, nato nel
1960 dalla fusione delle località di Codaruina, Santa Maria Coghinas, La
Muddizza, La Ciaccia, gemmandosi le prime due dal comune di Sedini e le ultime
da quello di Castelsardo; dal 1983 anche Santa Maria Coghinas ha scelto la via
dell’autonomia amministrativa, per cui Valledoria resta costituita dalle tre
località di Codaruina, La Muddizza e La Ciaccia.
Il
territorio si articola in una prima fascia costiera, caratterizzata dal
litorale sabbioso e le retrostanti dune, pur esse sabbiose e coperte da
macchia mediterranea, bosco misto e boschetti di pino e o eucaliptus (i
caratteristici fusti alvos, dal
fusto bianco); la gran parte del territorio (quasi l’80% del totale) è
costituita da una zona pianeggiante con suoli profondi ed irrigabili che
presenta una marcata attitudine alla produzione agricola, soprattutto ortiva
ed una altrettanto importante vocazione all’accoglienza di insediamenti
urbani. Il rimanente territorio consiste in una zona collinare, meno pregiata
a fini agricoli perché non irrigua, ma che sta diventando sempre più
appetibile in funzione abitativa, e si estende, principalmente, in un
triangolo compreso tra il rio Cugini e le frazioni di La Ciaccia e La Muddizza.
Nel
complesso un piccolo territorio conteso tra le esigenze produttive della
tradizionale attività agricola e la sempre più invadente
propensione allo sviluppo turistico; un territorio che grida silenziosamente
la sua vocazione ad assumere un ruolo determinante nella costituzione di
quella città-territorio, indispensabile a garantire efficace competitività
nel mercato isolano, nazionale ed internazionale.
La
sua posizione sulla costa settentrionale della Sardegna la colloca, quasi
esattamente, al centro, equidistante da Stintino
e Santa Teresa di Gallura, come dall’isola dell’Asinara
e l’arcipelago de La Maddalena;
parimenti la distanza è quasi equivalente tra le due più importanti città
turistiche del nord Sardegna: Olbia
ed Alghero.
La
struttura orografica del suo territorio, quasi completamente pianeggiante (ad
eccezione di qualche collinetta fra le frazioni di La Muddizza e La Ciaccia
che paiono quasi rappresentare la continuità con le bizze del vicino mare
spesso tormentato dal forte maestrale che ne increspa la superficie in onde
talvolta imponenti e minacciose), favorisce notevolmente le sue naturali
vocazioni di sviluppo economico nel settore agricolo con le sue pregiatissime
produzioni ortive e la sua espansione demografica che si accompagna al recente
fenomeno dello sviluppo turistico.
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Scorcio della costa
di Valledoria |
Le
sue coste, che si snodano per circa 3.500 metri, in gran parte caratterizzate
da spiagge ampie costituite da sabbia finissima e soffice, si integrano con
due tratti rocciosi nelle località di Maragnani (arenaria) e di La Ciaccia
(calcarea), che impreziosiscono ulteriormente il pregio naturale del
territorio.
Sulla
spiaggia di Valledoria e sulla foce del fiume Coghinas incombe, simpaticamente
ammiccante dall’estremo lembo orientale del Golfo dell’Asinara, la Rocca
di Castelsardo con il suo doriano Castelgenovese che, a sua volta, si erge
dominante nei confronti degli edifici cittadini, faticosamente abbarbicati sui
brevi ma erti pendii della rocca stessa. L’accostamento dei due paesaggi
sembra voler ricordare e perpetuare la simbiotica integrazione di due lembi di
territorio che non possono che essere complementari, nell’austerità della
tradizione storica e della granitica imponenza architettonica l’uno e nella
vivacità delle nuove prospettive l’altro.
La
storia -
Valledoria appare, prima specie,
come il centro di un territorio che inizia la propria storia di vita soltanto
da qualche decennio a questa parte; in realtà le ricerche di alcuni studiosi
hanno dato la stura alla scoperta di insediamenti umani portatori di
importanti civiltà già in tempi remoti.
Si
può tornare indietro fino ad addentrarsi tra la storia ed il mito per
ricordare come non sia insolito né peregrino il credo popolare che vuol
riconoscere nel piccolo stagno di acque calde sulfuree di Casteldoria, ora in
territorio del nuovo comune di Santa Maria Coghinas, il luogo dell’Averno
che Omero fa raggiungere da Ulisse, dopo essere stato accolto dall’ampia
foce del Flumen, percorso poi nella
sua parte terminale, allora praticabile con piccole imbarcazioni.
I
reperti ritrovati consentono di affermare, con certezza, che il territorio fu
interessato da insediamenti umani a partire dalla zona collinare della località
La Muddizza (monti Ussoni), per poi allargare le sue mire anche alla
sottostante pianura, man mano che la progressiva eliminazione della palude,
evidenziava le doti di fertilità di quella parte di territorio.
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Chiesa di "N.S.
di Fatima" - La Muddizza |
L’importante
produzione agricola, cerealicola in particolare, la facilità di accesso dal
mare, e la possibilità di giungere fino all’interno lungo il tratto di
fiume navigabile (il che consentiva di caricare i prodotti direttamente su
luogo di produzione), contribuì a determinare le fortune commerciali della
città-territorio di Ampurias (o, come pare fosse chiamata in origine, in
termine greco, Emporion, luogo di commercio); sembra di poter affermare che
l’area della foce del Coghinas costituisse un vero e proprio sistema
portuale integrato, con attracchi senza moli, e con la penetrazione della
navigazione fluviale probabilmente fino a due diramazioni-scalo nelle due
sponde del fiume, in corrispondenza di Villalba e Cocina.
Gli
scali, probabilmente, situavano in località Zilvara e Santa Maria Maddalena;
altrettanto probabilmente il sistema integrato del porto commerciale,
disponeva anche di capaci e comodi fondachi
situati presso la foce del Flumen,
in corrispondenza del piazzale dell’attuale chiesetta di San Pietro a
Mare.
La
presenza di una florida civiltà, risalente già al primo millennio, che
avrebbe raggiunto il suo apice agli albori del secondo, per scomparire
inesorabilmente subito dopo la prima metà di quest’ultimo, è testimoniata
dall’attenzione che la Chiesa ha riservato a quel territorio; Ampurias è,
infatti, tra le prime e più importanti testimonianze dei meccanismi
d’espansione organizzativa della stessa Chiesa in Sardegna, fu sicuramente
tra le prime sedi episcopali del nord isolano, che si potenziò fino ad
attrarre verso di sé anche la diocesi di Civita
(Olbia), costituendosi in unica diocesi per tutto il territorio dell’Anglona
e della Gallura (1506), con gli stessi confini dell’attuale diocesi di
Tempio-Ampurias.
Non
si ha ancora certezza dell’ubicazione dei maggiori edifici di culto in
quanto non sono mai state disposte ricerche archeologiche adeguate, ma qualche
indizio rilevante fa credere che la Basilica potesse essere ubicata poco più
all’interno della foce, nell’attuale pineta di San Pietro.
Nello
stesso periodo, anche la politica trovò modo di insediarsi con efficacia nel
territorio: si può ricordare l’importanza della Curatoria
di Anglona, ed il Marchesato di
Cocina che ebbero come sede centrale Cocina
(ora Santa Maria Coghinas).
Paradossalmente,
proprio quel periodo di maggior splendore costituì l’inizio del declino
inesorabile e devastante di Ampurias e della Bassa Valle del Coghinas: la
conquista spagnola e lo spostamento del centro di potere ad Ozieri,
l’insediamento dei Doria a Castelgenovese, il trasferimento della sede vescovile in quello
stesso centro (1508), determinarono la progressiva, ma rapida decadenza di
Ampurias e lo smantellamento di quel razionale e efficiente sistema che
l’aveva resa ricca e potente; gli assalti saraceni, il progressivo
impoverimento delle sue difese, la malaria e lo spopolamento totale ne
decretarono la scomparsa; alla fine del 1500 si concluse anche la fase di
decadenza di Cocina, anche in conseguenza di un’epidemia di peste.
Gli
insediamenti della zona si spostarono verso l’interno, ricostituendosi
dapprima in piccoli agglomerati intorno alle numerose ville
romane sopravissute, e poi accentrandosi nella più popolosa di quelle
località: Sedini, i cui interessi si rivolsero principalmente ai rapporti
commerciali ed economici in genere con il vicino centro di Nulvi.
Dovette
trascorrere qualche secolo prima che alcuni imprenditori agricoli
dell’interno, provenienti principalmente da Sedini, da Castelsardo e dalla
Gallura (Aggius), tentassero di ridare impulso allo sfruttamento del pur
sempre fertile territorio valligiano; nonostante le difficoltà di
collegamenti per l’assoluta assenza di strade, e la presenza della grave
piaga della malaria ritardassero lo sviluppo, pur prevedibile ed ineluttabile,
del territorio, alcune famiglie si attestarono nell’immediato entroterra
rispetto alla foce del Coghinas dando origine ad un piccolo villaggio,
denominato Codaruina.
Soltanto
dopo la seconda guerra mondiale, debellata la malaria, avviati importanti
lavori di bonifica agraria e realizzata una prima rete di comunicazioni
accettabili, lo sviluppo assunse ritmi e proporzioni più consoni alla
potenzialità del territorio; ripresero le coltivazioni cerealicole e
l’allevamento del bestiame, che resero alla piana il ruolo guida nella
produzione e di nodo centrale per lo smercio dei prodotti agricoli.
La
costruzione di importanti opere idrauliche, e di una rete di distribuzione
delle acque a servizio delle aziende per irrigazione garantirono il decollo
delle colture orticole che proiettavano la piana della Bassa Valle nella
costruzione di un futuro più roseo del remoto passato di splendore; al centro
dello sviluppo, ancora una volta, si veniva a trovare Flumen, l’antica
Emporion, la vecchia Ampurias, la Codaruina del momento, la futura Valledoria;
ma, in definitiva e sempre e comunque la foce del vecchio sereno ferace, e pur
in parte ribollente, padre Fiume
Coghinas.
Economia
- Fin dalla notte dei tempi, con qualunque regime e con qualsivoglia contatto
esterno, la fonte di vita della bassa valle fu, è stata ed è il frutto del
lavoro della terra; talora con prevalenza delle colture
in secco, e dell’allevamento
del bestiame, in altri momenti con le colture ortive dei terreni naturalmente
lambiti dall’humus fluviale o irrigati dagli impianti artificiali di
vario livello, dal primordiale al recente tecnologico.
Dall’ultimo
dopoguerra a questa parte le colture ortive hanno dato benessere e notorietà
a Valledoria: sua maestà il carciofo regna incontrastato nei campi della
piana, a lungo insidiato da altri nobili prodotti quale il pomodoro, per
decenni artefice e protagonista di una fiorente industria agroalimentare,
oggi, purtroppo, completamente smantellata.
Le
fortune economiche, sociali, storiche e, ultimamente, turistiche, sono
comunque intimamente ed indissolubilmente collegate alla disponibilità del
bene prezioso dell’acqua, in tutte le forme e caratteristiche in cui è
capace di presentarsi e di offrirsi all’uso dell’uomo ed alla feracità
della terra.
L’acqua
può dissetare, pulire, irrigare, fecondare,… distruggere; essa può
costituire la meravigliosa varietà di corsi e colori, di temperature ed
effetti (benefici o malefici); può creare struggenti suggestioni e terribili
spaventi; è anche la più grande componente del corpo dell’uomo, della
parte vitale e corruttibile della natura umana; presenta visioni celestiali di
piccoli laghetti multicolori, di pozze d’acqua bollente e benefica, di
bacini costruiti dalla mano industre dell’uomo per produrre energia con la
stessa acqua che, talvolta, improvvisamente lasciata alla furia distruttrice
di un corso sregolato inonda e devasta la piana, inquina il magnifico mare
della foce, turbandone gravemente, seppur per breve tempo, il naturale
magnifico colore; bene e male, prosperità e distruzione, di tutto è capace
l’acqua.
Il
territorio di Valledoria e della valle in cui è sorta, è tutt’uno con
l’acqua: fiume e mare; coltivazioni, energia e turismo; bellezza ed
inquinamento; malaria e salubrità hanno creato la storia, le difficoltà e le
fortune del territorio.
Godere
di tutto questo è facile, occorre soltanto un po’ di tempo da dedicare alla
sua osservazione ed all’ascolto dei suoi suoni e dei suoi silenzi;
dedicargli un po’ della capacità di scordare la frenesia della vita
moderna, per abbandonarsi al suo incanto.
Insieme
ai territori di Castelsardo, Santa Maria Coghinas, Viddalba e Badesi,
Valledoria costituisce un’area territoriale di irrepetibile varietà di
risorse e di bellezze naturali, ambientali, monumentali, archeologiche,
termali; candide e vaste spiagge, rocce di diversa natura e colorazione (di
fronte, sul versante orientale, si può ammirare anche lo splendore dei
caratteristici ‘scogli’ dell’Isola Rossa).
È
difficile descrivere tutto, occorre per forza vederla con la giusta
disposizione di spirito.
Monumenti
- Ormai è certa la presenza di importantissimi reperti su tutto il territorio
del comune di Valledoria, anche se ancora non si è dato il via alle campagne
ricerca che, comunque, dovrà compatibilizzarsi con la fragilità di un
territorio limitatissimo e già prezioso per la destinazione ed uso nelle
attuali attività.
Goffredo
Mameli
AA.VV.
– Isole
Gemelle – Îles Jumelles, ed. La Grafica, Porto Torres 2004, pp. 97-105