|
|

|
SANTA
MARIA COGHINAS
a
cura di Tonino
Patteri |
|
Regione
storica
|
Bassa
Valle del Coghinas
|
|
Superficie
del territorio
|
22,00
Km2
|
|
Popolazione
|
1.199
|
|
Altitudine
media sul livello del mare
|
21
metri
|
|
Comuni
confinanti |
Perfugas,
Sedini, Valledoria, Viddalba |
Presentazione
- II piccolo comune di Santa
Maria Coghinas è situato a nord della Sardegna lungo la strada
provinciale che congiunge Castelsardo con gli abitati di Viddalba,
Badesi e Trinità d'Agultu. Dista da Sassari circa 45 Km e poco più
di 5 Km dalle incantevoli coste del golfo dell'Asinara.
Sorge
ai margini di un'ampia zona pianeggiante, protetta dal Montiruju,
rilievo granitico alto poco meno di 400 m. Il centro urbano ha
acquistato col tempo un'articolazione accentuatamente allungata,
si estende infatti sulla strada provinciale per quasi due Km. e
vanta due principali diramazioni: La Scalitta e Malcu Manzoni.
L'evoluzione
del villaggio è andata procedendo parallelamente al recupero dei
suoi fertili suoli alluvionali, i quali già dal primo dopoguerra
furono intensamente coltivati. L'attuale borgo è risorto, a
partire dalla fine del Settecento, dopo una tragica epidemia di
peste. Dal 1750 in poi confusa e poco chiara risulta
l'appartenenza giurisdizionale del villaggio.
Nel
1961 si distacca dal comune di Sedini per entrare a far parte con
Codaruina del comune di Valledoria. Quindi, fino al 1983, Santa
Maria Coghinas non ebbe alcuna autonomia. L'autonomia fu
conquistata in quell'anno con l'annessione delle frazioni Biddanoa,
Multa Bianca, Buroni e Isolana.
Notizie
storiche e monumenti - Posto
ai confini dell' Anglona, Santa Maria Coghinas è un piccolo
comune abitato da poco meno di 1400 persone; ma benché sia tanto
piccolo, non deve meravigliare il fatto che tra le sue stradine e
tra le sue basse case si nascondano antiche origini, per certi
versi, avvolte da un alone di leggenda. Secondo diversi e
accreditati studiosi, il centro deve il suo nome, oltre che alla
graziosa chiesetta medievale di Santa Maria delle Grazie, alla
mitologica città di Cogas, e forse ancora alla parola latina
Coquinas (cucina), in dialetto Cuzzina, con chiaro riferimento
all'acqua calda delle terme di Casteldoria dove pare che gli
antichi Romani cucinassero i loro alimenti. Infatti, nelle
numerose anse del fiume sorgevano e sorgono dall'acqua densi
vapori come quelli di una pentola in ebollizione.
Secondo
la leggenda, intorno all’anno mille dei pastori intenti a
pascolare le greggi lungo le rive del fiume in piena, scorsero
all'improvviso una cassa che galleggiava sulle acque. A quella
vista, incuriositi, dopo un breve consulto decisero di
recuperarla, e con 1'aiuto di un cavallo affrontarono la piena e
riuscirono a spingere la cassa fino a riva. Dopo diversi
tentativi, un pastore, che durante quell’impresa si ferì, riuscì
a recuperarla. La cassa custodiva una piccola statua della Madonna
e il prodigio fu che il giovane, alla vista della Vergine, guarì
immediatamente. Subito dopo, accorsero persone da tutti i paesi
limitrofi per avere notizie della grazia concessa. Gli abitanti
del villaggio perciò decisero di costruire una chiesetta nel
punto esatto in cui la statua si era appoggiata, dedicandola alla
Madonna delle Grazie. La chiesa
iniziò ad essere ammessa al culto ai primi del mese di
Maggio dell'anno 1100; per questo motivo la festa patronale del
paese ancora oggi si
celebra la prima domenica di Maggio.
L'edificio
però si dimostrò troppo piccolo per accogliere tutti i fedeli
che venivano anche dai paesi vicini, perciò fu ristrutturato e
ampliato dai maestri pisani. I rimaneggiamenti della struttura
furono tanti a partire dal XIV secolo e sempre allora vennero
aggiunte due cappelle laterali. Ciò che attira maggiormente
l'attenzione della chiesetta romanico-pisana è il pregevole
portale contornato da semplici decorazioni eseguite su pietra
arenaria che il tempo e gli agenti atmosferici hanno smorzato. Da
non dimenticare è lo splendido rosone che
sovrasta il portale. Nell'interno è custodita un'antica
statua lignea dipinta, raffigurante la Madonna con le braccia
protese in avanti.
Grazie
ai recenti lavori di restauro oltre alla scoperta di una parte
dell'altare originario è venuto alla luce un importante
‘ciappittu’ (in gallurese significa cripta sepolcrale)
risalente al XVII secolo. Degna d'attenzione è anche una grande
tela donata per grazia ricevuta. La tela rappresenta la Madonna di
Casteldoria così chiamata perché ritratta su uno sfondo dominato
da una torre pentagonale, facente parte del castello dei Doria
distrutto dai piemontesi nel 1700. Il paese ancora oggi è
sovrastato dagli imponenti ruderi di questo maniero, utilizzato
dai Savoia come presidio militare. É arrivato ai nostri giorni
relativamente integro solo il mastio centrale, una torre
pentagonale impostata su tre piani che vigila su tutta la valle e
offre ai suoi visitatori un affascinante paesaggio che si estende
su tutto il territorio circostante e consente la vista dell'isola
dell'Asinara e delle coste meridionali della Corsica.
Economia
- II fiume Coghinas, che delimita a est il territorio comunale, è
certamente il fulcro dell'economia del paese. Infatti, se si
esclude la zona collinare ai confini con Bulzi e Sedini, dove
esistono terreni pascolativi dedicati all'allevamento quasi
esclusivamente ovino, è un elemento essenziale per le attuali
attività produttive ed elemento centrale per le prospettive
future dello sviluppo economico del paese. Esso è il corso d'
acqua più importante della provincia di Sassari e attraversa la
fertile pianura della Bassa Valle.
Dopo
le opere di bonifica eseguite a partire dal 1929, con la
costruzione degli argini, dei canali di drenaggio e del sistema
capillare d’irrigazione, ma soprattutto grazie alla costruzione
della diga di Casteldoria, è stata possibile la piena
utilizzazione del terreni ai fini produttivi. Fiorente oggi è la
produzione di ortaggi ed in particolare del carciofo spinoso di
cui il comune, assieme a Valledoria, è uno dei maggiori
produttori sardi. L'invaso a monte della piccola diga, oltre che a
fini irrigui, è utilizzato per alimentare una piccola centrale
idroelettrica e fornisce acque potabili a gran parte dei territori
del Sassarese.
Ma
l'aspetto più importante legato al fiume è la presenza lungo le
sue rive, immediatamente a valle della diga e in un suggestivo
paesaggio dantesco, delle fonti termali di acqua salsobromoiodica
che sgorga naturalmente alla temperatura di 75° C e che
rappresenta la vera potenziale ricchezza del territorio. Queste
possono essere sfruttate sotto l'aspetto geotermico, oltre che
terapeutico e turistico. Le acque sono infatti conosciute fin
dall'antichità per le proprietà curative oltre che in ambito
reumatologico anche per la cura di malattie ginecologiche e
otorinolaringoiatriche. Un piccolo stabilimento termale sorto in
prossimità delle fonti ha funzionato fino ai primi anni Ottanta.
Già chiuso per adeguamenti e notevolmente ampliato, a lavori
ultimati è, per motivazioni prettamente burocratiche, ancora
inattivo. É attesa con ansia la sua riapertura da parte della
popolazione in quanto
si ritiene possa dare impulso all’economia sia locale che dei
centri limitrofi. In particolare con lo sviluppo del turismo
termale, da affiancare a quello balneare di Valledoria,
Castelsardo, Badesi e agri-turistico di Sedini e Bulzi.
Ricorrenze
-
Festa della Madonna delle Grazie: è la patrona del paese; si
festeggia la prima domenica di Maggio e la terza domenica di
Settembre. La sagra di San Giovanni Battista di Casteldoria, il 24
Giugno, è una delle più antiche della Sardegna. Oltre alla
suggestiva processione, è prevista una cena tipica aperta sia
alla popolazione locale che a chiunque voglia partecipare.
Tonino
Patteri
AA.VV. – Isole
Gemelle – Îles Jumelles, ed. La Grafica,
Porto Torres 2004, pp. 76-80
|