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Regione
storica
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Romangia
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Superficie
del territorio
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31,43
Km2
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Popolazione
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6.896
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Altitudine
media sul livello del mare
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277
metri
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Comuni
confinanti |
Sassari,
Osilo, Sorso |
Presentazione
- Collocato ad un'altitudine di 227 m. sul livello del mare, con una
popolazione di oltre 7.000 abitanti ed una superficie territoriale di Kmq
31,43, Sennori è adagiato su una collina di tufo calcareo, ai cui piedi si
estende l'intero arco del Golfo dell'Asinara.
Stretto
tra i territori dei comuni di Sassari, Osilo e Sorso, ha un suolo abbastanza
fertile e intensamente coltivato; vi dominano le colture dell'olivo, della
vite e, lungo tutta la vallata solcata da fiume Silis, quelle degli alberi da
frutta e del carciofo.
Economia
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Scarsamente praticata la pastorizia, riservata per buona parte agli immigrati
montagnini.
L'intraprendenza
e l'attivismo dei suoi abitanti hanno favorito, da antichissima data, il
sorgere ed il progressivo espandersi della pratica del commercio ambulante,
che, portato in ogni angolo della Sardegna, e nel Campidano di Cagliari in
particolare, ha finito per connotare in maniera indelebile il dinamismo e le
capacità negli affari dei Sennoresi.
Rilevante,
fino ad alcuni decenni fa, la lavorazione artigianale della palma nana (corde,
scope, corbule e cestini di varie fogge) e quella del ricamo, che trova nel
ricco e policromo costume locale la sua più alta espressione di gusto e di
arte.
Oggi,
il commercio ambulante ed il lavoro artigianale, seppure costituiscano ancora
una considerevole fonte di reddito, hanno in buona misura ceduto il posto alla
occupazione nel terziario e nell'industria del polo petrolchimico di Porto
Torres.
Monumenti
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Il suo territorio è cosparso di testimonianze prenuragiche e nuragiche. La
Domus de janas dell'orto del Benefìcio Parrocchiale, impreziosita da tre
ancora nitide protomi taurine, i resti, purtroppo malandati, dei nuraghi di Sa
Pattada, Iscala de Todde, San Biagio e Chercos, la Tomba dei giganti di Oridda
(indagata scientificamente nel 1966 dall'archeologa E. Castaidi e ampiamente
descritta nel volume NUR - La misteriosa civiltà dei Sardi - a cura di Dino
Sanna, ediz. Cariplo, Milano 1980, pagg. 67-8), come pure la vicinanza al
recinto megalitico di Monte Cau, ‘forse fortezza e tempio ad un tempo
istesso’, in cui sono stati rinvenuti numerosi reperti di varie epoche (coni
di pietra per la fusione delle armi di bronzo, una barchetta votiva pure di
bronzo, uno stupendo vaso askoide, frammenti di vasi rozzissimi, monete
cartaginesi, ecc.), ora conservati nel Museo ‘Sanna’ di Sassari, attestano
inequivocabilmente la presenza di antichi insediamenti umani.
Un
po’ di storia -
Alla conquista romana della Sardegna (238 a.C.), Sennori costituito in villa o
Civitas, sotto la giurisdizione di un praefectus, che risiedeva certamente a
Sassari, legherà il suo sviluppo e buona parte della sua storia futura al
vicino e più importante centro di Sorso e a quella dei villaggi della zona (Gelidhon,
Taniga, Gennos, Gerito, Uruspa, ecc.).
Fino
all'età giudicale non si hanno notizie certe; verso il 1020 risulta aggregato
alla Curatoria della Romandia o Romangia del Giudicato di Torres e, dopo il
1300, caduta la repubblica sassarese, andò a far parte di una delle tante
baronie costituite dagli aragonesi, denominata ‘Encontrada de Romangia’,
sotto la giurisdizione della famiglia De Senay Pilo Y Castelvì, alla quale
nel 1430 subentrò quella di Gonario Gambella.
Al
successore di Gonario, Antonello Gambella, e alla maggiore delle sue tre
figlie, Rosa, è legata, seppure in maniera mai abbastanza chiarita, la
costruzione del Palazzo di Rosa Gambella o ‘Palattu 'Ezzu’ (Palazzo
vecchio), tuttora esistente ed in discreto stato di conservazione.
Pare
che il Palazzo non sia stato mai abitato dall'infelice baronessa, essendo
questa divenuta erede del padre e avendo dovuto dimorare, ‘causa regni’,
nel capoluogo dell'Encontrada, cioè a Sorso, se non addirittura a Sassari.
La
storia, in buona parte romanzata, della nobile signora di Romangia è stata
nel secolo scorso ripresa da Enrico Costa nel suo ‘Rosa Gambella’. Lo
scrittore sassarese addebita al secondo marito di Rosa, il viceré spagnolo
Ximen Perez Escriva de Romani, uomo avido e dissoluto, la morte del primo
marito della baronessa, il capitano Angelo Marongio, del figlio di questi e
della stessa Rosa, al fine di impadronirsi delle proprietà dei Gambella. Sta
di fatto che Ximen Perez ereditò comunque tali possedimenti e che, alla fine
del suo mandato in Sardegna, vendette l'Encontrada a tale Antonio Cotona,
ricco mercante.
Dopo
varie peripezie, nel 1723, la Romangia pervenne alla famiglia degli Amat,
marchesi di San Filippo, che la tennero fino alla fine del feudalesimo in
Sardegna.
Sotto
la loro denominazione va ricordata la rivolta del 1795, anno in cui i vassalli
di Sorso e di Sennori, esasperati dalla politica fiscale del feudatario, dopo
essersi rifiutati di versare i diritti feudali ed aver saccheggiato il palazzo
baronale, cacciarono il barone Vincenzo Amat, il quale ‘veniva avviato sulla
strada per Sassari a caval di un somaro’.
Immediata
e spietata fu la reazione del Governatore di Sassari, cav. Meli, che guidò di
persona 2.000 cavalieri e una compagnia di dragoni. Sorso si arrese subito,
nel timore di essere messa a ferro e a fuoco; Sennori tentò di resistere, ma
dovette alla fine arrendersi e subire l'occupazione e il saccheggio.
Da
segnalare ancora l'adesione di Sennori al tentativo antifeudale di Giovanni
Maria Angioy. Allorquando l'ex Alternos, irrimediabilmente sconfitto, si
dirigeva in fuga verso Sassari, scriveva da Santu Lussurgiu al sorsense
Quirico Marongiu, capo dei rivoltosi locali invitandolo a ‘radunare tutta
quella gente che potrà unitamente ai sennoresi ed altri’, per un ultimo
tentativo di riscossa. Al suo arrivo a Sassari, Sennoresi e Sorsensi erano ad
attenderlo con le armi in pugno e ad acclamarlo.
La
sconfìtta dell'Angioy e della sua causa decretò la restaurazione della
prepotenza feudale, prepotenza che doveva finire solo nel 1839.
Negli
ultimi anni del secolo scorso, sull'esempio trascinatore di quanto seppe fare
‘un sennorese trapiantato a Sorso’ Antonio Catta, anche Sennori fu scosso
da fremiti socialisti, a tendenza repubblicana, il cui vessillo espressivo e
organo propulsore fu quella Società Operaia denominata ‘Popolo Sovrano’,
vera erede del pensiero angioyano.
Questa,
per breve ed incompleta sintesi, la nostra storia.
Un
cenno seppur fugace, stante la povertà storico monumentale del paese, merita
infine la Chiesa Parrocchiale di san Basilio Magno.
Seppure
non esistano documenti sicuri circa la data di costruzione (nel rosone della
3’ arcata vi si legge ‘S. Basilio, ora pro nobis, 1694’), essa va fatta
risalire alla fine del 1500 o al primo decennio del 1600. Ciò si evince dai
registri parrocchiali che, scritti in latino, sardo e spagnolo, datano dal
1614. La struttura originaria constava di un altare maggiore e di quattro
cappelle, con patio laterale e ampia gradinata sul davanti. Nel 1945 essa è
stata restaurata (!), allungata di due campate e circondata da una sorta di
bastione trachitico di gusto quanto meno dubbio.
Due
i dipinti, ritenuti di ‘mediocre valore artistico’, che ne ornano le
pareti: un quadro di san Basilio (cm. 360x230), opera di artista sardo del
sec. XVIII per alcuni, di un maestro cagliaritano del sec. 15° con influssi
raffaelleschi secondo altri; una ‘vergine col Bambino’ (cm. 78x65, ovale),
attribuito da qualcuno (mons. Bagella) al Sassoferrato, ma probabilmente opera
di un pittore dell'Italia Settentrionale della fine del sec. XVIII (Stanis
Dessy).
Tonino
Mario Rubattu
AA.VV.
– Isole Gemelle – Îles Jumelles, ed. La
Grafica, Porto Torres 2004, pp. 85-88