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NULVI
a
cura di Mario
Dessole |
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Regione
storica
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Anglona
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Superficie
del territorio
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67,78
Km2
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Popolazione
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3.001
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Altitudine
media sul livello del mare
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478
metri
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Comuni
confinanti |
Chiaramonti,
Osilo, Martis, Tergu |
Presentazione
- Il paese è situato nella parte centro-meridionale dell’Anglona.
Dista da Sassari 32
Km. e appena 16 dal mare di Castelsardo
Sorge in una zona collinare, pigramente adagiato alle
pendici del Monte San Lorenzo che lo protegge dal maestrale che
proviene dal Golfo dell’Asinara.
Una
buona parte del suo territorio è montuosa: il Monte Alma, tra
Nulvi e Martis, con la cappella della Madonna nella sua sommità
dalla quale si può spaziare per la Gallura e le colline ozieresi;
il monte Scopa, vicino a Nulvi, che offre forse il più bel
paesaggio: altre montagne, valli, il fiume Silis, il golfo di
Porto Torres, l’Asinara, la Corsica; il Monte ‘Entosu’
(Ventoso), il più alto, sempre battuto dai venti, coperto di
sugherete e di macchia mediterranea, quasi tutto bonificato, come
gran parte, ormai, del territorio nulvese. Non scarseggia di
acque, ma nessuno si decide a raccoglierle in laghetti artificiali
per utilizzarle in caso di necessità. Creano piccoli ruscelli che
le convogliano stupidamente al mare.
Il
centro abitato, ordinato, pulito, suscita nel visitatore ottima
impressione anche per la presenza di molti alberi e di un giardino
pubblico. Il centro storico è tutto un susseguirsi di viuzze
tortuose che si rincorrono e spesso si aprono in deliziose
piazzette nelle quali, quasi sempre, sorge la chiesa.
Un
po’ di storia - I primi
documenti medievali riportano le forme di ‘Nugulbi’ e ‘Nugulvi’:
Nulvi ne rappresenterebbe la sincope. La prima parte deriverebbe
dal latino nux (noce), la seconda dal greco olbìos (felice) da
cui l’interpretazione di ‘(luogo) adatto per le noci’ che
troverebbe conferma negli appellativi di alcune località sarde
che hanno tratto la loro denominazione dalla presenza, nel loro
territorio, di alberi di noce (Nuchis, Nughedu), come Nulvi.
Relativamente
alla sua storia molte sono le testimonianze tangibili che
risalgono all’età nuragica e prenuragica e sono costituite
dagli 82 nuraghi,
quasi tutti inesplorati, disseminati nelle campagne. Tra i più
interessanti ‘Alvu’, ‘Irru’, ‘Orcu’ nel quale è stato
rinvenuto il bronzetto, conservato presso il Museo Archeologico
Nazionale di Cagliari, di un uomo che cavalca un bue, animale
tipico delle popolazioni nuragiche il cui uso si è mantenuto fino
all’inizio del XX° secolo (boes de fune – buoi da fune).
Nel 1991, in prossimità del nuraghe ‘Irru’, è stato
portato alla luce un pozzo sacro risalente a quel periodo,
sicuramente di grande pregio. Vicino al nuraghe ‘Su monte de su
fossu’ (Il monte del fosso) esistono tracce di una necropoli e
le cosiddette ‘tumbas de sos paladinos’ (tombe dei
paladini).
Secondo
la più antica tradizione, la fondazione di Nulvi sarebbe avvenuta
per conto dei profughi provenienti da un centro innominato ubicato
nel monte San Lorenzo dove sorgeva la chiesa omonima che poi è
andata distrutta. Una tradizione locale la
attribuisce ad
alcuni profughi provenienti dal vicino centro di Orria Manna e la
si può far risalire alla seconda decade del XII secolo.
Altrettanto antica è la comparsa del toponimo ‘Nugulbi’ che
si legge nel 1123. E’ certo che i villaggi di Nulvi e di Orria
Manna sono entrambi vitali nel medesimo periodo e che svolgono
parallelamente la loro vicenda fino al 1348, anno della epidemia
di peste nera, immortalata dal Boccaccio, che porta
all’abbandono di alcune centinaia di villaggi sardi fra i quali
quello di Orria Manna.
Nel
1350 compare l’attuale forma ‘Nulvi’. Nel 1349, assieme ad
altri villaggi, viene concesso in feudo dal re Pietro IV il
Cerimonioso a Poncio de Santa Pau, ma dopo poco tempo, a seguito
del ravvedimento dei Doria nei confronti della Corona d’Aragona,
rientra in possesso della signoria sardo-genovese.
Nel
1388 Nulvi comincia ad accrescere la sua importanza per via degli
acquisti territoriali e demografici a seguito della scomparsa di
alcuni villaggi vicini. Dal Medioevo alla fine della dominazione
spagnola, soprattutto per quanto riguarda la presenza della
chiesa, esiste copiosa documentazione.
Poco
si sa, invece, della dominazione romana e nulla circa le invasioni
avvenute fino all’inizio dei Giudicati.
A
causa della contemporanea decadenza dei caposaldi anglonesi di
Castellaragonese, Casteldoria e Chiaramonti durante il 1600,
diventa il capoluogo amministrativo, giudiziario ed economico
dell’Anglona e detiene a lungo tale posizione di preminenza.
Contende a Castellaragonese, anche in campo religioso, il primato
nel territorio. Forte dei due monasteri di San Bonaventura e di
Santa Tecla, rispettivamente dei Minori Osservanti e dei
Cappuccini, allora importanti centri di cultura, e di diversi
munifici benefattori, diventa, di fatto, la sede diocesana alternativa e accoglie
nella chiesa di Santa Tecla le spoglie mortali del presule
Galzerino, titolare di Ampurias durante il settecento.
Nulvi
acquista maggiore notorietà
nei secoli XVII e XVIII quando diventano protagonisti i
Delitala. Eminente famiglia nobile, si pone al centro di
avvenimenti politici, di fatti legati al banditismo sardo e si
prodiga, sia moralmente che materialmente, a favore della erezione
a collegiata della parrocchia del proprio villaggio (Donna Maria
Delitala). Nel periodo giudicale, durante la dominazione
Aragonese-Spagnola e fino al secolo XVIII, la vita sociale,
politica e culturale si
realizza sotto la tutela della chiesa la cui presenza è sempre
notevole. In essa il popolo trova assistenza e conforto durante le
epidemie, nei momenti di crisi, quando la pace viene turbata da
faide e azioni banditesche.
I
nulvesi hanno sempre avuto un grande attaccamento alle tradizioni
e sono stati sempre restii ad accettare situazioni nuove che
avessero potuto modificare il modello di vita ereditato dai loro
maggiori. Così quando, all’inizio del XVIII secolo, la famiglia
Delitala, al comando di una banda armata, contrasta a lungo
l’affermarsi, all’interno dell’isola, dei piemontesi
portatori di una nuova politica sociale ed economica. E quando,
alla fine dello stesso secolo, a seguito di una sollevazione dei
sardi delle province settentrionali contro i baroni, i
nulvesi rimangono tranquilli e indifferenti. Gio Maria Angioi,
avendo deliberato di assalire la capitale, cerca invano di
conciliarseli; essi non rispondono alla chiamata mentre, al
comando del legittimo governo, muovono pronti per
‘travagliare’ al ristabilimento dell’ordine, come avviene in
Ossi e Tissi, comprimendone la sedizione.
Il
Casalis, in sintonia, nel suo dizionario del 1842 aggiunge,
parlando dei nulvesi: ‘…in genere sono persone di spirito e
d’ingegno e di particolare idoneità alle cose cui si applicano;
cortesi, buoni amici; ma nemici da temere. Essi smaniano per la
vendetta ….ed è difficile ridurli alla pace se il numero degli
uccisi non sia eguale da entrambe le parti. Nel rimanente sono
laboriosissimi e buoni economi, ma non si lasciano docilmente
dismuovere dalla consuetudine’.
Da
allora molte cose sono cambiate. A Nulvi si respira sempre
l’aria caratteristica dei paesi dell’interno della Sardegna e
il fascino del borgo antico. Ma oggi i collegamenti, pur ancora
scadenti, sono migliorati. Il livello culturale è aumentato:
molti i laureati e i diplomati. Ora il rispetto per la tradizione
si fonde mirabilmente con la vivacità della dialettica e del
pensiero che si apre verso il nuovo e, dopo averlo attentamente
valutato, lo accetta di buon grado e opera degli stravolgimenti
spesso repentini.
La
storia di Nulvi, come si è visto, non è fatta di battaglie nè
di date, di paci e armistizi. E’ una storia di santi e di
chiese, ben 25 nel territorio, molte distrutte o scomparse; 8 nel
centro abitato, di cui 7 officiate. E’ una storia di preti e di
monaci che, se per un verso hanno operato una sorta di
condizionamento sociale, per l’altro hanno favorito la pace
placando animi infuriati e bellicosi. E’ la storia di un popolo
altero, arrogante, orgoglioso: di un popolo, però, molto
religioso.
Economia
- Gianni Filippini, in un articolo sui comuni della Sardegna,
scrive che, nel 1861, ‘l’Anglona intera ruotava intorno a
Nulvi considerato il vero e proprio granaio della provincia, il
miglior produttore di grano duro della Sardegna’. Ormai questo
è solo un ricordo: se ne produce lo stretto necessario.
E’
aumentata la produzione di cereali diversi dal grano utilizzati
per l’alimentazione del bestiame. L’intento è quello di
rendere le aziende che praticano l’allevamento autosufficienti
sotto questo punto di vista e di evitare l’utilizzo di mangimi
chimici in considerazione dell’apprezzamento di cui godono,
oggi, le produzioni biologiche.
La
svolta è avvenuta dopo la costituzione, nel 1963, di una
cooperativa locale, la Latteria Sociale Cooperativa San Pasquale
che, nel suo stabilimento, lavora gran parte del latte ovino
prodotto nelle aziende dei comuni limitrofi. Inesistente, o quasi,
l’allevamento dei bovini. In un breve lasso di tempo è
diventata l’unica realtà economica di una certa rilevanza in
tutta l’Anglona. Non ha certo risolto il problema occupazionale
che permane in termini drammatici in tutto il territorio, ma
quello dei pastori certamente si, perché è in grado di
garantire, attraverso la gestione oculata di produzioni e
costi , buoni risultati a tutti i 250 soci e alle loro
famiglie. La società è apprezzata dagli istituti di credito e
dagli industriali del settore che sono i primi interlocutori nella
commercializzazione dei prodotti.
Il
segreto di questo successo sta nel lavoro dei pastori, durissimo e
senza soste; nel loro impegno quotidiano a conferire latte sano e
genuino. Sta anche in quella mirabile fusione che si realizza tra
la moderna tecnologia e il mantenimento della genuinità e bontà
antiche; nella sapidità che proviene dai pascoli fioriti di
collina, ricchi di macchia mediterranea; dai boschi di querce
sferzati e sagomati dall’impetuoso vento di Nord-Ovest che
soffia dal vicino golfo dell’Asinara; dalle tanche assolate
della zona costiera ricche di essenze
che danno quel gusto in più ai prodotti: è il sapore
della Sardegna, antico e sempre bello. L’economia di Nulvi è
tutta qui. Il resto: negozietti e bar, terziario e servizi,
qualcuno ancora al petrolchimico, rari artigiani e tante, davvero
tante belle intelligenze che attendono di essere utilizzate.
Monumenti
- I monumenti del paese sono le chiese, belle e ricche di storia.
L’unico monumento laico è ‘Funtana rosa’ (1886), la vecchia
fontana del paese, alla quale si accede attraverso un’ampia
scalinata. Uno dei due accessi laterali portava all’abbeveratoio
del bestiame, l’altro al lavatoio pubblico.
Tutte
da visitare le chiese del paese: San Giovanni (1300), spoglia ed
unica a non avere altari lignei; l’Assunta chiesa principale
(1300), rinnovata e ingrandita nel 1780 quando fu eretta a
collegiata. Della vecchia chiesetta restano due leoni davanti
all’altare, il battistero, le prime due cappelle laterali.
Successivo è un pulpito in legno sorretto da tre cariatidi,
pregevole opera del Sartorio.
San
Bonaventura (1636) con annesso monastero cadente, già utilizzato
come caserma.
Santa
Tecla (1308), il cui monastero è stato restaurato. La chiesa è
famosa sia per il miracolo della Madonna col bambino, di artista
ignoto, risalente al XVI – XVII secolo, che esaudì la preghiera
dei fedeli facendo cessare la peste del 1652; sia per il
‘miracolo della campana’ che suonò a lungo senza che nessuno
la toccasse per convincere i cappuccini a trasferirsi al convento
di Santa Tecla da quello di San Giovanni (qualche maligno afferma
che siano stati gli stessi frati, di nascosto, a farle suonare per
potersi trasferire nel nuovo convento di Santa Tecla). Nella
chiesa esiste una porta santa aperta dai Vallombrosani. Il rito
dell’apertura fu tenuto fino al 2 Luglio 1785 per essere
ripristinato il 6 Agosto 1985 dall’attuale parroco don Nino
Mario Posadinu. E poi Santa Croce (1500), San Filippo (1645), il
Rosario (1630).
Chi
entra nelle chiese di Nulvi, rimane subito colpito dalla bellezza
degli altari lignei. Wally Paris nel suo lavoro su ‘Gli altari
lignei dell’Anglona’ scrive: ’Il centro di Nulvi possiede
una quantità eccezionale di altari lignei in quanto non vi è
chiesa del paese che non possegga qualche ‘ancona’. La
quantità degli altari, le caratteristiche, la contemporaneità
della loro esecuzione (XVIII secolo), l’improbabilità che i
nulvesi si assoggettassero ad una ‘dipendenza esterna’,
fa supporre che venissero realizzati nel paese. Magari era questa
l’attività dei monaci dei due conventi esistenti.
Il
Casalis nel XIX secolo: ‘...i mestieri di falegname, ferraio,
muratore e scarpaio avevano circa 110 persone le quali lavoravano
non solo per i nulvesi, ma anche per gli altri nel principato di
Anglona’.
La
chiesetta campestre di Monte Alma divenne chiesa mariana dopo
essere stata, originariamente, un tempietto che
popolazioni ebraiche trasferite in Sardegna
dall’Imperatore Claudio, costruivano per conservare il carattere
sacro delle colline, come succede col Sinai, il Carmelo, il Sion.
Oggi è meta di una festa campestre che si tiene in settembre in
concomitanza con ‘La giornata degli emigrati’ che ne hanno
fatto un punto di incontro e di discussione.
San
Tomaso (1100), una chiesa che non è più chiesa. Esistono
solamente gli archi della navata centrale che poggiano, da
entrambi i lati, su case abitate separate da una orribile strada
asfaltata. Nella stessa via e nei locali dove esisteva il Monte
Granatico oggi è stata allestita una mostra etnografica.
Ricorrenze
importanti - Numerose e
quasi tutte di carattere religioso: la Settimana Santa e i riti
relativi, che sono secondi solamente a quelli, unici, di
Castelsardo; la Madonna del Rimedio nella chiesa di Santa Tecla,
prima domenica di Luglio, a celebrare il miracolo della fine della
peste del 1652 avvenuta per sua intercessione; la festa patronale
dell’Assunta coincide col Ferragosto. Si inizia il giorno 14 con
la sfilata dei Candelieri e si prosegue per tutta la settimana.
Fino a quando gli stessi vengono trasferiti nella chiesa di San
Filippo.
Altre
feste, ma di minore importanza: San Isidoro, prima domenica di
Settembre, festa degli agricoltori con la sfilata di trattori
addobbati a festa, cavalieri e donne in costume. Festa di Monte
Alma, seconda domenica di Settembre, in concomitanza, ormai da
qualche anno, con la ‘Giornata dell’emigrato’. San Pasquale,
festa dei pastori, che attende ancora una calendarizzazione
definitiva. È organizzata dai soci della cooperativa San
Pasquale, i quali offrono la degustazione di formaggi e pecora
bollita. Come compagnia, una fisarmonica.
Mario
Dessole
AA.VV.
– Isole Gemelle – Îles Jumelles, ed. La
Grafica, Porto Torres 2004, pp. 64-74
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