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CHIARAMONTI

 

a cura di Carlo Patatu

 

 

Regione storica

Anglona

Superficie del territorio

98,76 Km2

Popolazione

1.917

Altitudine media sul livello del mare

450 metri

Comuni confinanti

Nulvi, Martis, Laerru, Perfugas, Erula, Tula, Ozieri, Ploaghe

 

Presentazione – Il nome, innanzitutto. Il toponimo medievale Claramontis si è trasformato in Claramunt; quindi Saramonte, Caramonte, Ciaramonte e, finalmente, Zaramonte[1], denominazione tuttora in uso nella variante sarda locale. In breve, il nucleo abitato è posto “a giaru”, e cioè in luogo chiaramente visibile anche da lontano, perché in posizione dominante.

I ruderi del castello dei Doria come appaiono ogg

Chiaramonti è situato nella parte meridionale dell’Anglona. Posto a mo’ di sella fra il monte San Matteo e la collina di Codina Rasa, offre allo sguardo del visitatore un panorama vasto e stupendo. Il territorio, caratterizzato dalla presenza di rilievi dai contorni sempre dolci tipici del paesaggio anglonese, un tempo era ricoperto di boschi di querce nobili e di sugherete. I numerosi incendi e certa azione di rapina svolta dall’uomo hanno decretato la riduzione degli alberi e della macchia mediterranea in maniera pressoché irreversibile. Resta tuttora all’osservatore non distratto, specie nella stagione primaverile, l’impressione di trovarsi in presenza di una sorta di mare verde che, spazzato incessantemente dal Maestrale e movimentato da onde lunghe che s’inseguono senza sosta, pare essersi solidificato all’improvviso nel corso degli anni.

Sul paese, dall’alto del monte San Matteo, dominano i resti dell’antica chiesa parrocchiale, sorta sui ruderi di quello che fu il castello edificato dalla famiglia genovese dei Doria probabilmente nel 13° secolo. Volgendo lo sguardo tutt’intorno, verso est si stagliano netti all’orizzonte i contorni aspri e tormentati del monte Limbara, al quale si succedono i contrafforti del monte Sassu, che domina la sottostante piana di Ozieri. A sud il terreno si eleva dolcemente, fra boschi e laghetti artificiali, fino ai confini di Ploaghe. A ovest, la linea dell’orizzonte è definita dall’abitato di Osilo, sovrastato dai ruderi di una torre già appartenente al distrutto castello dei Malaspina. Quindi gli altipiani del territorio nulvese; per chiudere a nord con le alture di Sedini e Laerru, col massiccio di monte Ruju e, in lontananza, con i monti della vicina Corsica. Il panorama è impreziosito dalle macchie variopinte dei centri abitati di Osilo, Nulvi, Martis, Laerru, Sedini, Badesi, Trinità d’Agultu Perfugas, Erula, Ozieri e Ardara. Disposti a semicerchio, essi fanno da corona a Chiaramonti. Di notte, le luci tremule di quei paesi danno l’illusione di avere davanti un presepe fantastico, con effetti di una suggestione rara. 

 

La chiesetta medievale di Santa Maria de Orria Pitzinna

Un po’ di storia – Sono numerose le testimonianze che danno per certi, in questi luoghi, insediamenti umani numerosi e significativi fin dalle epoche prenuragica e nuragica. Per discendere, via via fino ai giorni nostri, con resti importanti dei periodi romano e medievale. Il territorio vanta, in assoluto, il maggior numero di nuraghi su tutto il comprensorio anglonese: la presenza di ben 114 siti lo colloca ai primi posti fra i comuni dell’Isola. Interessanti e degne di nota sono altresì le domos de janas[2] e i betil[3] i che è possibile visitare in quella parte di territorio che digrada verso Martis, Laerru e Perfugas.

Gli aspetti più significativi della storia locale sono legati a un insediamento camaldolese nelle aree di Orria Manna e Orria Pitzinna, verso sud-ovest e lungo la direttrice Ploaghe-Nulvi, dove pare si sia costituito un primo nucleo di persone che, successivamente, diedero vita al borgo di Chiaramonti. Vi si ammira, in uno stato di conservazione ancora buono, la chiesetta di Santa Maria Maddalena, esempio interessante di architettura romanico pisana, ricca di fascino anche per l’utilizzo sapiente della policromia dei conci, oltre che per il sito in cui è stata eretta, forse, agli inizi del 12° secolo.

Successivamente alla sua divisione in giudicati, in Sardegna furono costruiti numerosi castelli e altre strutture a scopo difensivo. Fra questi il castello di Chiaramonti, edificato dalla potente famiglia genovese dei Doria intorno al 13° secolo. Gli stessi Doria avevano già realizzato le rocche di Castelgenovese e di Alghero. L’antico maniero chiaramontese dominava, dall’alto del monte San Matteo (Su Monte nella parlata locale), la vallata che si estende da Martis e Laerru fino a Perfugas; aveva, quasi dirimpettaia, l’altra rocca genovese di Casteldoria, che guarda anche verso Castelgenovese. Sotto i bastioni della fortificazione e per ragioni evidenti di sicurezza, ma anche per la salubrità del luogo, sorse il primo nucleo di quello che divenne poi il villaggio di Chiaramonti.

I resti del castello dei Doria e dell’antica chiesa parrocchiale in una foto dei primi anni del Novecento

Le fortune alterne dei Doria hanno coinvolto anche il nostro castello. Sconfitti nel 1348 da Rambaldo di Corbera, i genovesi riebbero la rocca due anni dopo in conseguenza del loro riavvicinamento al re d’Aragona, cui si erano prima ribellati. Dopo la pace del 1355, fra il giudice d’Arborea e il re d’Aragona don Pietro si conveniva che il castello venisse consegnato all’arcivescovo di Arborea, in attesa che si pronunciasse al riguardo il papa Innocenzo VI. Nel 1357, il castello venne ceduto a Brancaleone Doria, marito di Eleonora d’Arborea e che non potè tuttavia possederlo.

Nel 1410, il castello venne assediato inutilmente da Guglielmo di Narbona, figlio del Visconte Almerico. Precipitate per sempre in Sardegna le sorti dei Doria, il forte continuò a far parte del patrimonio della casa d’Aragona. Tant’è che il re don Alfonso lo cedette in feudo nel 1439 (oppure nel 1443?) a certo Angelo Cano di Sassari, il quale lo abbandonò, lasciandolo andare definitivamente in rovina. Sui ruderi della fortezza venne edificata, probabilmente intorno al 1500, la prima chiesa parrocchiale, intitolata a San Matteo. Dell’antico maniero resta ancora una torre, già utilizzata come campanile dopo la costruzione della chiesa. Sottoposte a restauro conservativo, ora le architetture candide del monumento svettano sulla sommità del paese, quasi a vigilare ancora sulle sottostanti e fertili terre anglonesi.

 

Economia – Il nocciolo duro dell’economia locale è rappresentato dal comparto agro-pastorale. Il quale, sebbene in crisi da tempo, rappresenta pur sempre la fonte maggiore di reddito per la popolazione del luogo. Sono ancora numerose le aziende ove si allevano decine di migliaia di ovini, bovini e suini. La coltivazione dei cereali, un tempo molto estesa e che aveva fatto dell’Anglona il granaio dell’Impero Romano, oggi si è ridotta all’essenziale, ancorché assistita dall’intervento pubblico. Fino a qualche anno fa, erano in attività tre caseifici: uno condotto da privati e con criteri industriali; gli altri due in forma di cooperative che, gestite dai soci conferitori del latte senza l’attenzione dovuta alla razionalità e alla produttività, non hanno retto alle crisi ricorrenti nel settore e hanno chiuso i battenti. Per il resto, i chiaramontesi operano prevalentemente nei comparti dell’industria e dell’artigianato (pochi) e in quello dei servizi.

Nuraghe Ruju, lungo la direttissima Sassari-Tempio, nei pressi dello svincolo per Chiaramonti

Monumenti – Oltre ai ruderi del castello e alla citata chiesetta di Santa Maria Maddalena di Orria Pitzinna, è interessante visitare le domos de janas di Murrone, il nuraghe Ruju, la chiesa del Carmelo, di epoca secentesca, già facente parte di un corpo di fabbrica poderoso che aveva ospitato per alcuni secoli i monaci carmelitani e che , a seguito di un provvedimento preso a cuor leggero dall’amministrazione comunale, fu abbattuto intorno alla metà degli Anni Sessanta. 

Sono altrettanto degni di nota alcuni dipinti del pittore di Porto Torres Mario Paglietti (1865 - 1943), conservati nella casa comunale (San Matteo che predica il Vangelo agli Etiopi, 1912) e nella chiesa parrocchiale (San Cristoforo del 1903 e  Santa Lucia del 1904).

 

Personaggi – Il paese, a causa della miopia degli amministratori locali succedutisi nella prima metà del XX secolo, è rimasto isolato per lungo tempo e tagliato fuori dalle correnti del traffico dei mezzi pubblici. Pertanto, fino agli Anni Sessanta, sono state ben scarse le opportunità offerte ai giovani che, concluse le elementari, volevano spostarsi in città per compiervi gli studi medi, superiori e universitari. Ciò ha avuto, come ricaduta di segno negativo, il permanere nella popolazione di un livello d’istruzione solitamente al di sotto della media dei centri viciniori. Una tale condizione di svantaggio iniziale non ha mancato di limitare fortemente le possibilità di chi, avendone le capacità, desiderava migliorarsi e farsi strada. Fra i chiaramontese che si sono distinti particolarmente, citiamo il professore Francesco Falchi (1848-1946), illustre oculista dell’Università di Pavia, ove ha diretto a lungo la clinica omonima. Un medaglione in marmo collocato nell’atrio d’onore di quella Università ricorda la sua opera svolta nel campo della ricerca scientifica. Le sue pubblicazioni sono conservate anche presso biblioteca della Clinica Oculistica dell’Università di Sassari. Il Comune gli ha intitolato le scuole elementari. Chiaramonti ha dato i natali anche a Bainzu (Gavino) Cossiga (1809-1855), poeta e allevatore, autore di una pregevole Su Poeta Cristianu: doctrinetta in sonettos logudoresos[4]. Il poeta era bisnonno paterno del presidente emerito della Repubblica Francesco Cossiga, al quale il Comune ha conferito la cittadinanza onoraria il 7 Dicembre 2001. Era altresì di Chiaramonti quel Nicolò Vare che, in rappresentanza delle terre di Chiaramonti e della regione Anglona, nel 1388 partecipò alle trattative che si conclusero con la pace fra il Giudice d’Arborea e il re Giovanni di Aragona. Merita di essere ricordato anche il dott. Giorgio Falchi (1843-1922). A proprie spese, egli istituì in questo centro la prima biblioteca pubblica, tentò inutilmente la costituzione di un asilo infantile e di una sorta di società cooperativa fra contadini; infine, lasciò alla popolazione chiaramontese le proprie sostanze, col mandato di utilizzarle per la emancipazione culturale dei giovani capaci e meritevoli, ma privi di mezzi economici. Con i proventi del lascito venne costruito il vecchio asilo, che entrò in funzione nel 1937 e che oggi ospita il Centro Sociale e la sala del Consiglio Comunale.

Ricorrenze importanti – La festa patronale di San Matteo (21 Settembre) e la festa campestre di Santa Giusta, in calendario il primo Sabato di Maggio, con pranzo sul sagrato della chiesa e processione con le autovetture. In occasione della vigilia pasquale, continua a tramandarsi una consuetudine abbastanza curiosa, che non ha riscontro, per quanto ci risulta, in alcun altro centro della Sardegna: la deposizione dei romagliettes (mazzetti di fiori), da parte dei giovani del luogo, sui davanzali delle finestre delle ragazze.

                                                                                                                   Carlo Patatu

 

 

[1] Cfr. M. MAXIA, Anglona Medioevale, Ed. Magnum, Sassari 2001, p. 583

[2] Domos de janas, ovvero case delle fate: sono grotte ipogeiche di epoca prenuragica, utilizzate anche come sepolture

[3] pietre rituali alte solitamente oltre un metro e collocate sul terreno

[4] Il Poeta Cristiano: compendio della dottrina scritta in sonetti e nella lingua sarda secondo la parlata della regione storica Logudoro

 

 

AA.VV. – Isole Gemelle – Îles Jumelles, ed. La Grafica, Porto Torres 2004, pp. 58-64

 

 


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