Presentazione
– Il nome, innanzitutto. Il toponimo medievale Claramontis si è
trasformato in Claramunt; quindi Saramonte, Caramonte, Ciaramonte e,
finalmente, Zaramonte,
denominazione tuttora in uso nella variante sarda locale. In breve, il
nucleo abitato è posto “a giaru”, e cioè in luogo chiaramente visibile
anche da lontano, perché in posizione dominante.
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I
ruderi del castello dei Doria come appaiono ogg |
Chiaramonti
è situato nella parte meridionale dell’Anglona. Posto a mo’ di sella
fra il monte San Matteo e la collina di Codina Rasa, offre allo sguardo del
visitatore un panorama vasto e stupendo. Il territorio, caratterizzato dalla
presenza di rilievi dai contorni sempre dolci tipici del paesaggio anglonese,
un tempo era ricoperto di boschi di querce nobili e di sugherete. I numerosi
incendi e certa azione di rapina svolta dall’uomo hanno decretato la
riduzione degli alberi e della macchia mediterranea in maniera pressoché
irreversibile. Resta tuttora all’osservatore non distratto, specie nella
stagione primaverile, l’impressione di trovarsi in presenza di una sorta
di mare verde che, spazzato incessantemente dal Maestrale e movimentato da
onde lunghe che s’inseguono senza sosta, pare essersi solidificato
all’improvviso nel corso degli anni.
Sul
paese, dall’alto del monte San Matteo, dominano i resti dell’antica
chiesa parrocchiale, sorta sui ruderi di quello che fu il castello edificato
dalla famiglia genovese dei Doria probabilmente nel 13° secolo. Volgendo lo
sguardo tutt’intorno, verso est si stagliano netti all’orizzonte i
contorni aspri e tormentati del monte Limbara, al quale si succedono i
contrafforti del monte Sassu, che domina la sottostante piana di Ozieri. A
sud il terreno si eleva dolcemente, fra boschi e laghetti artificiali, fino
ai confini di Ploaghe. A ovest, la linea dell’orizzonte è definita
dall’abitato di Osilo, sovrastato dai ruderi di una torre già
appartenente al distrutto castello dei Malaspina. Quindi gli altipiani del
territorio nulvese; per chiudere a nord con le alture di Sedini e Laerru,
col massiccio di monte Ruju e, in lontananza, con i monti della vicina
Corsica. Il panorama è impreziosito dalle macchie variopinte dei centri
abitati di Osilo, Nulvi, Martis, Laerru, Sedini, Badesi, Trinità d’Agultu
Perfugas, Erula, Ozieri e Ardara. Disposti a semicerchio, essi fanno da
corona a Chiaramonti. Di notte, le luci tremule di quei paesi danno
l’illusione di avere davanti un presepe fantastico, con effetti di una
suggestione rara.
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La
chiesetta medievale di Santa Maria de Orria Pitzinna |
Un
po’ di storia – Sono
numerose le testimonianze che danno per certi, in questi luoghi,
insediamenti umani numerosi e significativi fin dalle epoche prenuragica e
nuragica. Per discendere, via via fino ai giorni nostri, con resti
importanti dei periodi romano e medievale. Il territorio vanta, in assoluto,
il maggior numero di nuraghi su tutto il comprensorio anglonese: la presenza
di ben 114 siti lo colloca ai primi posti fra i comuni dell’Isola.
Interessanti e degne di nota sono altresì le domos de janas
e i betili che è possibile visitare in quella parte di territorio che
digrada verso Martis, Laerru e Perfugas.
Gli
aspetti più significativi della storia locale sono legati a un insediamento
camaldolese nelle aree di Orria Manna e Orria Pitzinna, verso sud-ovest e
lungo la direttrice Ploaghe-Nulvi, dove pare si sia costituito un primo
nucleo di persone che, successivamente, diedero vita al borgo di Chiaramonti.
Vi si ammira, in uno stato di conservazione ancora buono, la chiesetta di
Santa Maria Maddalena, esempio interessante di architettura romanico pisana,
ricca di fascino anche per l’utilizzo sapiente della policromia dei conci,
oltre che per il sito in cui è stata eretta, forse, agli inizi del 12°
secolo.
Successivamente
alla sua divisione in giudicati, in Sardegna furono costruiti numerosi
castelli e altre strutture a scopo difensivo. Fra questi il castello di
Chiaramonti, edificato dalla potente famiglia genovese dei Doria intorno al
13° secolo. Gli stessi Doria avevano già realizzato le rocche di
Castelgenovese e di Alghero. L’antico maniero chiaramontese dominava,
dall’alto del monte San Matteo (Su Monte nella parlata locale), la
vallata che si estende da Martis e Laerru fino a Perfugas; aveva, quasi
dirimpettaia, l’altra rocca genovese di Casteldoria, che guarda anche
verso Castelgenovese. Sotto i bastioni della fortificazione e per ragioni
evidenti di sicurezza, ma anche per la salubrità del luogo, sorse il primo
nucleo di quello che divenne poi il villaggio di Chiaramonti.
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I
resti del castello dei Doria e dell’antica chiesa parrocchiale in
una foto dei primi anni del Novecento |
Le
fortune alterne dei Doria hanno coinvolto anche il nostro castello.
Sconfitti nel 1348 da Rambaldo di Corbera, i genovesi riebbero la rocca due
anni dopo in conseguenza del loro riavvicinamento al re d’Aragona, cui si
erano prima ribellati. Dopo la pace del 1355, fra il giudice d’Arborea e
il re d’Aragona don Pietro si conveniva che il castello venisse consegnato
all’arcivescovo di Arborea, in attesa che si pronunciasse al riguardo il
papa Innocenzo VI. Nel 1357, il castello venne ceduto a Brancaleone Doria,
marito di Eleonora d’Arborea e che non potè tuttavia possederlo.
Nel
1410, il castello venne assediato inutilmente da Guglielmo di Narbona,
figlio del Visconte Almerico. Precipitate per sempre in Sardegna le sorti
dei Doria, il forte continuò a far parte del patrimonio della casa
d’Aragona. Tant’è che il re don Alfonso lo cedette in feudo nel 1439
(oppure nel 1443?) a certo Angelo Cano di Sassari, il quale lo abbandonò,
lasciandolo andare definitivamente in rovina. Sui ruderi della fortezza
venne edificata, probabilmente intorno al 1500, la prima chiesa
parrocchiale, intitolata a San Matteo. Dell’antico maniero resta ancora
una torre, già utilizzata come campanile dopo la costruzione della chiesa.
Sottoposte a restauro conservativo, ora le architetture candide del
monumento svettano sulla sommità del paese, quasi a vigilare ancora sulle
sottostanti e fertili terre anglonesi.
Economia
– Il nocciolo duro dell’economia locale è rappresentato dal comparto
agro-pastorale. Il quale, sebbene in crisi da tempo, rappresenta pur sempre
la fonte maggiore di reddito per la popolazione del luogo. Sono ancora
numerose le aziende ove si allevano decine di migliaia di ovini, bovini e
suini. La coltivazione dei cereali, un tempo molto estesa e che aveva fatto
dell’Anglona il granaio dell’Impero Romano, oggi si è ridotta
all’essenziale, ancorché assistita dall’intervento pubblico. Fino a
qualche anno fa, erano in attività tre caseifici: uno condotto da privati e
con criteri industriali; gli altri due in forma di cooperative che, gestite
dai soci conferitori del latte senza l’attenzione dovuta alla razionalità
e alla produttività, non hanno retto alle crisi ricorrenti nel settore e
hanno chiuso i battenti. Per il resto, i chiaramontesi operano
prevalentemente nei comparti dell’industria e dell’artigianato (pochi) e
in quello dei servizi.
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Nuraghe
Ruju, lungo la direttissima Sassari-Tempio, nei pressi dello
svincolo per Chiaramonti |
Monumenti
– Oltre ai ruderi del castello e alla citata chiesetta di Santa Maria
Maddalena di Orria Pitzinna, è interessante visitare le domos de janas
di Murrone, il nuraghe Ruju, la chiesa del Carmelo, di epoca
secentesca, già facente parte di un corpo di fabbrica poderoso che aveva
ospitato per alcuni secoli i monaci carmelitani e che , a seguito di un
provvedimento preso a cuor leggero dall’amministrazione comunale, fu
abbattuto intorno alla metà degli Anni Sessanta.
Sono
altrettanto degni di nota alcuni dipinti del pittore di Porto Torres Mario
Paglietti (1865 - 1943), conservati nella casa comunale (San Matteo che
predica il Vangelo agli Etiopi, 1912) e nella chiesa parrocchiale (San
Cristoforo del 1903 e Santa
Lucia del 1904).
Personaggi
– Il paese, a causa
della miopia degli amministratori locali succedutisi nella prima metà del
XX secolo, è rimasto isolato per lungo tempo e tagliato fuori dalle
correnti del traffico dei mezzi pubblici. Pertanto, fino agli Anni Sessanta,
sono state ben scarse le opportunità offerte ai giovani che, concluse le
elementari, volevano spostarsi in città per compiervi gli studi medi,
superiori e universitari. Ciò ha avuto, come ricaduta di segno negativo, il
permanere nella popolazione di un livello d’istruzione solitamente al di
sotto della media dei centri viciniori. Una tale condizione di svantaggio
iniziale non ha mancato di limitare fortemente le possibilità di chi,
avendone le capacità, desiderava migliorarsi e farsi strada. Fra i
chiaramontese che si sono distinti particolarmente, citiamo il professore
Francesco Falchi (1848-1946), illustre oculista dell’Università di Pavia,
ove ha diretto a lungo la clinica omonima. Un medaglione in marmo collocato
nell’atrio d’onore di quella Università ricorda la sua opera svolta nel
campo della ricerca scientifica. Le sue pubblicazioni sono conservate anche
presso biblioteca della Clinica Oculistica dell’Università di Sassari. Il
Comune gli ha intitolato le scuole elementari. Chiaramonti ha dato i natali
anche a Bainzu (Gavino) Cossiga (1809-1855), poeta e allevatore, autore di
una pregevole Su Poeta Cristianu: doctrinetta in sonettos logudoresos.
Il poeta era bisnonno paterno del presidente emerito della Repubblica
Francesco Cossiga, al quale il Comune ha conferito la cittadinanza onoraria
il 7 Dicembre 2001. Era altresì di Chiaramonti quel Nicolò Vare che, in
rappresentanza delle terre di Chiaramonti e della regione Anglona, nel 1388
partecipò alle trattative che si conclusero con la pace fra il Giudice
d’Arborea e il re Giovanni di Aragona. Merita di essere ricordato anche il
dott. Giorgio Falchi (1843-1922). A proprie spese, egli istituì in questo
centro la prima biblioteca pubblica, tentò inutilmente la costituzione di
un asilo infantile e di una sorta di società cooperativa fra contadini;
infine, lasciò alla popolazione chiaramontese le proprie sostanze, col
mandato di utilizzarle per la emancipazione culturale dei giovani capaci e
meritevoli, ma privi di mezzi economici. Con i proventi del lascito venne
costruito il vecchio asilo, che entrò in funzione nel 1937 e che oggi
ospita il Centro Sociale e la sala del Consiglio Comunale.
Ricorrenze
importanti – La festa
patronale di San Matteo (21 Settembre) e la festa campestre di Santa Giusta,
in calendario il primo Sabato di Maggio, con pranzo sul sagrato della chiesa
e processione con le autovetture. In occasione della vigilia pasquale,
continua a tramandarsi una consuetudine abbastanza curiosa, che non ha
riscontro, per quanto ci risulta, in alcun altro centro della Sardegna: la
deposizione dei romagliettes (mazzetti di fiori), da parte dei
giovani del luogo, sui davanzali delle finestre delle ragazze.
Carlo
Patatu